Palermo, 12 aprile 2018 - Andrea D’Orazio

Un crollo verticale del numero di appalti nell’arco di un decennio, pari a circa il 90%, con una contrazione negli investimenti che supera abbondantemente il miliardo di euro, e oltre 437 opere «cantierabili » da un capo all’altro del territorio, già finanziate con i soldi dei contribuenti eppure mai partite, bloccate tra gli ingranaggi delle macchina burocratica, sotto il peso di carte che da anni attendono una firma, chiuse nei cassetti degli enti pubblici. Sono i dati sconfortanti che tratteggiano, nello stesso quadro, la crisi in cui versa oggi il settore delle costruzioni in Sicilia e il cronico gap infrastrutturale che ritarda la crescita imprenditoriale dell’Isola. E rappresentano solo la punta di un iceberg. L’edilizia al collasso Le prime cifre, relative alla quantità di gare d’appalto e ai relativi importi, sono state anticipate al nostro giornale dal vertice siciliano dell’Ance, l’Associazione dei costruttori edili, e fanno parte dell’ultimo report preparato dal loro Osservatorio regionale, aggiornato lo scorso marzo ma non ancora pubblicato. I numeri parano chiaro: dall’inizio della recessione economica che ha colpito l’Italia, in Sicilia la quota appalti è costantemente calata, passando da 1238 unità nel 2007 a 121 nel 2017, così come l’asticella degli investimenti, che dieci anni fa superava il tetto di 1,2 miliardi di euro mentre l’anno scorso andava poco oltre i 176 milioni. In termini percentuali, per entrambi le voci la riduzione è stata del 90% circa. Va detto che, rispetto al 2016, l’anno scorso è stata registrata una leggera ripresa del mercato delle opere pubbliche, con 25 gare in più e un incremento di 33 milioni di euro negli importi, ma per Santo Cutrone, presidente regionale dell’Ance, «si tratta una modestissima variazione, che non ha certo rialzato il settore costruzioni, in ginocchio da troppo tempo ». La classifica del crollo Per l’edilizia i rubinetti sono rimasti chiusi un po’ in tutta l’Isola, senza particolari eccezioni, ma scorporando i dati per ogni provincia si può comunque stilare una graduatoria dei territori più colpiti dalla crisi. Al primo posto spiccano, quasi a pari merito, Caltanissetta e Ragusa, che in dieci anni hanno visto una riduzione di appalti pari al 95% e un contrazione di investimenti che va oltre il 90%. Nella triste classifica, con distanze minime, seguono Siracusa (-92% di gare), Messina ed Enna (-90%), Trapani (-89%) e Agrigento (-88%). La situazione non va certo meglio a Palermo e Catania, che sono in fondo alla graduatoria delle occasioni perdute, ma dal 2007 hanno comunque subito un calo dell’87%, mentre gli investimenti sono crollati, rispettivamente, dell’81% e dell’83%. Una paralisi cronica Ma non finisce qui. Sul fondo dell’iceberg, accanto ai dati che illustrano lo stallo del comparto edile, ce ne sono altri che fotografano la paralisi del sistema infrastrutturale dell’Isola. Sono i numeri delle incompiute, delle opere già finanziate ma ancora non decollate, raccolti ancora una volta dall’Ance. L’istantanea risale alla fine del 2016 ma, assicura Cutrone, «è rimasta quasi del tutto invariata fino ad oggi» ed evidenzia 437 progetti fantasma, rimasti sulla carta anche se potenzialmente «cantierabili» perché i soldi per realizzarli, circa 3,8 miliardi di euro, ci sarebbero pure, «ma sono bloccati da mille ostacoli burocratici». Nel dettaglio, la maggior parte dei fondi, oltre 1,2 miliardi di euro, arriva dal Patto per il Sud, mentre il resto rientra nell’accordo di programma tra la Regione e l’Anas (308 milioni), nei finanziamenti del Cipe o in quelli dell’Unione europea, utilizzati finora solo al 5%. Fuori dal computo ci sono anche 750 milioni per la manutenzione o il miglioramento dei sistemi fognari e di depurazione, mai toccati. Le grandi e piccole incompiute Tra il totale di progetti irrealizzati spiccano le opere per gli spazi pubblici urbani (80 cantieri), gli interventi sugli edifici scolastici (59), i lavori per la manutenzione o la sicurezza delle strade (55) e quelli per realizzare nuove arterie viarie nell’Isola (26), che potrebbero contare, tra l’altro, sulla maggior quota  di investimenti, pari a circa 1,7 miliardi di euro, di cui oltre 815 milioni, cioè più della metà, destinata al collegamento autostradale tra Catania e Ragusa, che resta un miraggio, come il piano di ammodernamento sulla A19, i lavori sulla Palermo- Agrigento e sulla Palermo- Trapani, e quelli sul viadotto Himera, ceduto a causa di una frana tre anni fa. Per non parlare delle infrastrutture idriche (68 progetti), che potrebbero alleviare l’altra emergenza cronica delle Sicilia, cioè la scarsità d’acqua per uso irriguo e domestico, oppure delle opere, ben 46, finalizzate a mitigare il rischio idrogeologico, che resta altissimo in quasi tutto il territorio e si concretizza ad ogni pioggia battente, con smottamenti e allagamenti. Nell’appello degli assenti ci sono pure i cantieri negli impianti sportivi (23) e negli edifici culturali (15) e nuove opere per il trasporto pubblico, la mobilità sostenibile e le reti ferroviarie.